"Pezzi di vetro, cristalli della mia memoria.
Calpesto l'asfalto, ricoperto da quella polvere di stella
trasparente che risplende sotto i raggi della luna.
Tutto è immobile, neppure c'è vento.
E ho in mente le cose che non cambiano mai.
I circoli viziosi,
i vuoti emozionali.
Le angosce.
La sera, mi mancano le tue parole,
i tuoi silenzi.
Mi manca non aver capito che tu,
nel tuo startene a un lato della stanza,
eri l'unico a cogliere quel che davvero accadeva
proprio al centro.
Mi manca il bene che mi volevi,
eri uno dei pochi a volermene un po'.
Calpesto l'asfalto. E un crepitio mi sveglia.
Mi siedo.
E piango."
Alle otto, mando questo messaggio sul telefono di mio padre,
dopo che i miei amici mi hanno mollata. Come sempre.
Mi faccio pena da sola.