martedì 10 settembre 2013

Fare pace con il grigio! {News!}

Ragazzuole!
Vi ringrazio tanto per i vostri commenti, e prestissimo passerò da tutte voi.
Ho aspettato un po' ad aggiornare il blog, soprattutto perché avevo poco da dire:
sono stata a studiare fino a stamattina per un esame che è stato un parto, ma che fortunatamente è andato (anche discretamente bene :D).

E quindi rieccomi.
Sono stata in terapia la scorsa settimana,
e ho detto di voler riuscire a smettere di andare entro l'anno.
La terapeuta mi ha detto che mi ha trovata molto, molto cambiata,
che -addirittura- secondo lei un anno ci sta largo: forse ce la facciamo anche prima.
Ed io, come sto?

Non è tutto rosa,
Non ho trovato la pace interiore,
Non ho raggiunto l'autostima,
Non mi amo tanto quanto vorrei,
Non ho perso tutte le mie fissazioni.
Ma ho realizzato che, col tempo, posso migliorare.
Ho capito che posso, che devo, contare su di me.
Ho imparato che ce la faccio.
Sono in grado di camminare da sola.


A volte non ci credo.
A volte ricado nei miei ragionamenti negativi,
nel mio bianco e nero.
A volte penso che non posso.

La differenza è che adesso so che non è così.

E quindi,
credo di aver capito che ciò che mi impediva di pensare tutte queste cose
era essenzialmente l'incapacità di far pace con tutto ciò che non è BIANCO o NERO.
Nelle vie di mezzo, non sapevo stare.
Tutto bene, o tutto male.
Boccio l'esame, prendo 30.
Non mangio, mi ingozzo.
Sono una bambina, sono un'adulta.
Resto a casa con mia madre, o vado in Inghilterra
(e se non ho la forza per andare, vuol dire che sono una stupida).
Sono bellissima, faccio schifo.
Mi odio, mi amo.

La vita, in realtà, è un compromesso.
E va bene così.
Devo solo fare pace con il grigio.
Perché al di là delle mie ristrettezze,
dei paletti, dei limiti,
fuori c'è un mondo pieno di piccole sfumature da cogliere.

Detto questo,
vi abbraccio tutte e spero di darvi un po' di speranza.
Vi giuro che le cose migliorano.
Le ricadute, le lacrime, il non aver voglia di alzarsi, la pancia che si gonfia, gli anni persi.
Ed alla fine, eccomi qui.
Ne è valsa la pena.

Teniamo duro <3

giovedì 29 agosto 2013

Al massimo!

Sono state delle giornate un po' difficili.
Ma lo sapete, io vado sempre dalle stelle alle stalle,
e poi di nuovo su.
per me, tutto è bianco o nero.
Quasi indipendentemente da ciò che accade fuori.
Ed oggi,
oggi ho dimostrato ancora una volta a me stessa
di essere una lunatica senza speranza.

Ma non voglio approfondire,
perché in realtà stasera sono di ottimo umore.
Ed è di questo che voglio parlare.
Voglio parlare di tutti quei piccoli eventi,
di quei pensieri positivi
di cui di solito non discuto.
E non ne parlo perché è più facile lasciarsi andare alla negatività.
Più facile.
Sì.

Perché infondo ho sempre quel pensiero 
"il dolore mi rende speciale,
perché non so fare altro. Io so solo soffrire".

Ma non è così.
Io sono di più.

E così rivedere una vecchia amica,
sforzarmi di uscire con lei, anche se ero giù;
comprare un paio di occhiali da sole;
complici due caffé, decidere di star fuori anche la sera;
riprendere i contatti con qualche persona con cui non parlo da mesi;
Mettere un quaderno in borsa perché sì, vorrei scrivere un po'.

Tutte queste cose mi hanno fatto pensare.
Mi hanno fatto pensare, di nuovo, alla paura.

Sì,
avete ragione.
Ho paura.
E sì,
avete ragione.
E' normale averne.

Mi devo solo mettere in testa che
devo vivere per me stessa.
Devo fare quello che voglio fare.
Non posso essere la migliore in tutto.
NON DEVO essere la migliore in tutto.
Non serve esserlo, per star bene con se stessi.
L'autostima è un'altra cosa.
La vita è un'altra cosa.

Crescere forse è questo.
Accettare i propri limiti.
Darsi una tregua.
Voglio imparare ad essere più gentile con Hellie.
Perché se lo merita.

Scusatemi se non sono passata, lo farò appena possibile.
Vi penso tanto,
e vi ringrazio di essermi così vicine.
Un abbraccio.

sabato 24 agosto 2013

Incasinata!

Stavo seriamente pensando alla mia carriera universitaria,
e per quanto non sia granché interessante,
ho bisogno di parlarvene.
L'anno prossimo, se va tutto bene, finisco i primi tre anni.
Laurea breve.
E dopo?
Avevo pensato di andare a studiare in Inghilterra.
Ma adesso sono completamente confusa..

Non posso andare, perché non ho soldi (devo risparmiare per la scuola di psicoterapia),
perché ho paura (sì, c'è anche questo).

E paura di cosa?
Non lo so.

Paura di non riuscire, certo.
Ma anche di perdere tempo.
Lì dopo la laurea breve sono altri 3 anni.
Uno in più di qui.
E poi la scuola.
Altri 4.
Ci metterei una vita.

E poi paura di lasciare sola mia madre.
A lei non importa, così mi dice.
E' ovvio che per me vuole il bene,
che non si perdonerebbe mai se rimanessi qua per causa sua.
Ma non è questo.

Col senno di poi, sarebbe stato meglio se avessi avuto il coraggio di partire a 18 anni,
appena fuori dalle superiori.
Ma poi mi ricordo che se fossi stata là,
non sarei potuta essere con mio padre.
E mio padre adesso non c'è più.
La mia vigliaccheria è stata una benedizione?!
Forse.

Non so.
Sono confusa.
Non ho voglia di informarmi.
E questo la dice lunga sulla mia paura di andare là.
Se non trovo nemmeno la forza di cercare due righe di informazioni,
è evidente che c'è qualcosa che non va.
Ho paura?

Ma paura di cosa?

Non lo so.
Avevo promesso che la paura non mi avrebbe più fermata.
Ma davvero è questo che mi frena?
E' davvero così assurdo?
E' così anormale rimanere spiazzata di fronte a una decisione che potrebbe cambiarti la vita?

__________________________________________________
Tornando da Copenhagen ho comprato un quaderno, diviso da separatori di plastica in 5 sezioni.
E stavo pensando di farne qualcosa di attinente al ricovero,
alle mie paure,
non so.
Avete delle idee?

lunedì 19 agosto 2013

La cornice.

"Cresci Hellie,
un bel bracciale non ti rende chi vuoi essere.
Crea prima l'opera,
e pensa poi alle aggiunte".


E' un buon momento per cambiare.
In questi mesi avrei voluto buttare via tutto il vecchio,
stipato tra le mie quattro piccole mura,
e far posto al nuovo e al diverso, alla mia rivoluzione.

Vorrei cambiare,
ma è come se il mutamento di forma precedesse di gran lunga
ogni genere di modificazione interiore.
Ma davvero per crescere ho bisogno di vestiti nuovi?

Vi fermate mai a chiedervi chi siete, o perché fate ciò che fate?
Pensate mai al peso dei singoli gesti nel vostro piano?
Ma soprattutto, avete un piano?

Non ho la pretesa di compiere solo azioni dirette ad uno scopo,
ma a volte mi pare di svegliarmi con in mente un'idea,
e di passare il giorno a perseguirla, per poi accorgermi che alla fine 
l'idea in sé stonava con la costruzione che avrebbe dovuto aiutare a realizzare.

Discorsi molto complicati per dire una cosa semplice:
mi pare di star tentando di crescere evolvendomi principalmente
dal punto di vista estetico.
Tento di prendermi cura di me,
voglio essere curata e carina, coi capelli a posto,
coi vestiti giusti,
la pelle liscia,
un bel rossetto.
Voglio piacermi.
E mi piaccio di più, credo.

Penso sia un buon tentativo per stare meglio,
e mi dico "se il costo dell'autostima sta in quei 20 euro in più, spesi a comprare un paio di accessori,
ne vale la pena!". Poi però mi trovo la sera, e rifletto.
Davvero l'autostima ha un costo?
Non mi starò forse occupando troppo di questa cornice,
e poco del quadro?

Mi sento un po' come se cambiare fuori fosse più facile,
e mi sembra di rimandare il momento in cui dovrò fare i conti con ciò che ho dentro.

Con ciò, non banalizzo i miei sforzi, né torno alla mia consueta malinconia.
E' solo un appunto.

Sono tornata oggi dalla mia scarsa settimana di vacanze, e domani mi ributto nello studio!
Non mi sono rilassata affatto, ma poco male :)
vorrà dire che mi rilasserò a fine esami, prima delle lezioni.

Un breve bilancio.
Cosa mi ha resa orgogliosa di me questa settimana?

  • Con estrema riluttanza, ammetto di essermi comportata bene col cibo, e di esserne felice. Sono felice perché so che qualche anno fa non ci sarei riuscita.
  • Ho tenuto sul braccio un falcone. Niente di che, pochi secondi, e lo hanno fatto anche parecchi bambini. Ma.. non so.. mi ha fatto sentire qualcosa. Cioè, sono stata lì in piedi davanti ad un bel po' di gente, passando sopra all'imbarazzo per fare una cosa che volevo. E non è poco. In più, ho provato qualcosa di nuovo. Ho colto la mia piccola opportunità.
Purtroppo ammetto di non essere ancora riuscita ad eliminare la mia brutta tendenza a denigrarmi gratuitamente in diverse situazioni, ma ci sto lavorando.

Non vi ho ancora lette,
ma passerò domani.
Adesso sono distrutta dal sonno.
Vi mando un bacio e vi scrivo presto.

La vostra Hellie.

lunedì 12 agosto 2013

Oggi Hellie è cresciuta un po'.

Fino all'ultimo secondo continuavo a ripetermi "non lo farai",
e percorrendo il corridoio credevo di star guardando un'altra.
No, non potevo essere io.

"Due borse piene di giocattoli tra le mani,
e un completo senso di smarrimanto,
così finirai", mi ripetevo, guidando piano.
"E se poi combini un disastro?"
E se poi..

Quattro respiri profondi.
E poi via.

Oggi ero sola all'ospedale dei bambini.
Senza le altre volontarie.
Sola ad entrare nelle stanze, a proporre i giochi,
sola.
E ce l'ho fatta.
Non mi sono mai sentita così fiera di me.

Questo mi ha insegnato tante cose.
Prima di tutto, che è davvero la paura l'unica cosa che mi frena.

A proposito di questo, tempo fa mi è capitato di leggere il libro "la paura è una sega mentale", di G.C Giacobbe (psicoterapeuta e scrittore).
Cito testualmente da pagina 61:

"[..]La paura cronica non è un ordinario sentimento umano.
La paura è uno stato straordinario di allarme, circoscritto alle situazioni straordinarie di aggressione.
Quando diventa cronica è chiaramente patologica.
Perché evidentemente non si può essere sempre, sotto aggressione.
E quindi se la paura diventa cronica evidentemente non corrisponde alla realtà. [..]
Il nevrotico infantile, come i bambini veri, ha bisogno di protezione.
In termini umani questo si traduce come [..] fame di affetto.
Che essendo cronica è anch'essa [..] patologica."

Questo libro (molto particolare, sia per il linguaggio che si usa, sia per il tema, sia per le idee dell'autore) mi fa davvero pensare.
Mi fa pensare a me.
O a quella che sono stata fin ora, e che non voglio mai più essere.
Non voglio più essere schiava delle rassicurazioni.
Non voglio più aver bisogno che mi si dica "brava".
Io voglio SAPERE di essere brava, competente, carina, simpatica.
Il mio mantra da oggi deve diventare "sono capace, e ci riuscirò".
Non mi manca niente.
Niente.

La seconda cosa che ho imparato, è che anche io ho la capacità di prendere delle decisioni,
e così, senza farmi bloccare dalle mie paure, ho deciso cosa farò al terzo anno di università (al terzo abbiamo da scegliere l'indirizzo), anche se è non è ciò che pensavo di fare quando sono entrata.
Cambio direzione per seguire la mia vera passione. Voglio lavorare con i bambini.

Vi abbraccio forte, con un gran sorriso
<3

PS: DOMANI (14/08) PARTO PER LA DANIMARCA, vi aggiorno appena posso/torno. Promesso. Dovranno abbattermi per farmi sparire di nuovo :P
Un altro bacione

sabato 10 agosto 2013

Nuove direzioni

Eccomi qua,
ad aggiornare per quelle poche impavide che continueranno a leggere
dopo la mia ultima sparizione.
Non credevo avrei mai ricominciato a scrivere,
proprio perché questo blog tende a riportarmi alla mente un sacco di ricordi non sempre
e non proprio belli.
A volte dimenticare e chiudere tutto è più facile,
più comodo,
ma in fondo, come posso?
E soprattutto lo voglio?
Voglio davvero dimenticare?

Vi chiedo scusa di nuovo se sono sparita,
ma da gennaio non stavo bene,
sentivo necessità di tacere e riflettere un po'.
Ultimamente le giornate scorrono.
Senza dolore.
Credevo avrei sofferto per sempre.
Qualche giorno fa mi sono resa conto della reale capacità
adattiva della mente umana.
Studiando di come il cervello tenda a riorganizzare se stesso per
sopperire alle mancanze dei sensi, non dovrei neppure sorprendermi.
E invece..
E invece dopo 8 mesi dalla morte di mio padre,
adesso è quasi come se non ci fosse mai stato.
E' triste dirlo.
Non fraintendetemi.
Se ci penso mi manca, e tengo stretto il suo ricordo.
Semplicemente, con dolore, ho accettato.
Ho accettato di vivere senza di lui.
Non lo aspetto più,
non lo cerco.
E' un po' come aver perso una gamba ed aver cominciato a camminare con le stampelle:
La gamba non c'è, e non torna.
Ma in fondo, finché riesco a camminare, finché non ci penso, sto bene.
La nostalgia arriva quando vedo che gli altri corrono,
e mi ricordo che io non posso più.
Mi sento in colpa a pensare queste cose. Ma credo sia proprio così che funziona l'uomo.
Il cervello ricostruisce la nostra realtà dopo la perdita, e questo ci permette di sopravvivere.
Ed è tutto.

Per il resto, ho ricominciato a fare volontariato e sono già piena di dubbi e complessi.
Lavorare con i bambini mi piace, ma è come se dentro di me si agitasse sempre quella voce che dice "non sei adatta, e non ce la farai". Eppure sono brava. Io so che lo sono. E allora perché non lo ammetto a me stessa?
Vorrei parlarvi meglio del volontariato in un post apposito,
per ora invece vorrei dirvi del blog.

Come forse potrete notare, ho cambiato qualcosina.
Ho tolto l'indirizzo mail, semplicemente perché non la controllo,
e mi pare inutile tenerla in vista. Ho messo invece il link a Tumblr.
Vorrei usarlo principalmente per rispondere alle domande che qualcuno, magari,
avrebbe voluto fare per mail (potete chiedere in anonimo).
Ho cancellato qualche vecchio post, con cui non mi sentivo a mio agio.
Non è quella la persona che voglio essere.

Stavolta sarà un colpo di spugna definitivo.
Sono cambiata davvero.
Da adesso qui parlerò di Hellie.
Non più dell'anoressia.

Lunghi silenzi, tanti pensieri, un po' di imbarazzo.

Salve a tutte.
Non so quante di voi ancora si ricordano di me.
Sotto l'ultimo post, risalente ormai a qualche mese fa mi avete lasciato tanti commenti,
e ne sono commossa.
Non mi sono dimenticata di voi, né del blog.
Sono stata sommersa di pensieri,
e ho avuto paura.
Paura di ricadere in un circolo di negatività.

E' stato un periodo abbastanza buono,
e oggi ho avuto la forza di riaprire questa pagina.
Mi mancate tanto.
Mi manca leggervi,
e mi manca parlare con voi.

Vorrei riprendere da dove avevo interrotto.
Più tardi vi scrivo,
vi leggo,
e cerco di riprendere contatto.
Mi vergogno di aver lasciato tutto (di nuovo).

Volevo solo passare oltre e dimenticare l'anoressia.
Ma questo non significa dimenticarmi di voi.

Per l'ennesima volta faccio un tentativo:
Da adesso il blog cambia.
Prometto a me stessa di restare positiva e continuare a lavorare sodo.
Più tardi vi aggiorno, se ancora interessa a qualcuna.
Vi abbraccio.

Ps: ho fatto  un piccolo post di news QUI.

lunedì 4 marzo 2013

Un sorriso.

Un paio di giorni fa ho avuto una violenta lite con mia madre
rispetto ai nostri rapporti piuttosto freddi. E' come se dalla morte di mio padre
non riuscissimo a comunicare,
e lei incolpa me di questo.
E' vero, non ho molta voglia di condividere con lei i miei pensieri,
ma d'altra parte, con me mia madre non parla mai.
E' come un circolo vizioso, che dobbiamo riuscire a spezzare.
Non è facile, soprattutto perché lei si ostina a mettere in atto
alcuni comportamenti davvero molto fastidiosi.
Prima di tutto il sarcasmo che mette nel parlare dell'argomento cibo,
alternato ad un tono vagamente saccente.
Secondo punto, il suo trattenere le emozioni.
Io ho imparato dalla migliore.
E mi chiedo, come posso comunicare con chi per primo
tiene tutto per sé?
Ogni tanto qualche sforzo lo faccio.
Magari le accenno qualcosa, ma lei non mi ascolta neppure.
Fa una mezza risatina (falsissima), fissa il televisore.
E boh.
Addio.
Durante la nostra discussione, mia madre non ha fatto che urlare
che lei è stata un genitore orribile, che la colpa è tutta sua (dei miei disturbi, intende).
Ed io mi sono sentita colpevole di averla fatta soffrire.
Mi ha fatto male.
E' sempre così. Quando deve dire qualcosa, esplode.
Non parla, esplode.
E per me diventa davvero difficile sopportarla.

In ogni caso,

sono tornata all'università per MOLTE faticosissime ore.
E che dire,
mi sento soddisfatta.
Oggi va meglio.
Finalmente posso studiare quello a cui sono interessata.
Spero di avere dei buoni risultati agli esami,
ma soprattutto, spero di imparare davvero.
Sono andata a pranzo coi miei compagni,
facendo un enorme sforzo per non rinchiudermi a studiare,
per cercare di cominciare a legare con loro.
Brava Hellie (tecnica di rinforzamento positivo, autosomministrato xD)
Ho voglia di essere sana.
Perché per diventare una psicologa (e poi una psicoterapeuta)
devo esserlo.
Il "prezzo" per vivere,
il "prezzo" per aiutare il prossimo,
è rinunciare ai comportamenti autolesionisti,
ai digiuni,
alle fobie,
alle fissazioni,
alle lacrime,
ai "NO",
all'inadeguatezza che sento,
alle critiche che mi rivolgo,
al perfezionismo,
alla malattia.
Ce la farò.

Grazie per il vostro affetto.
Vorrei stringervi una a una.

sabato 2 marzo 2013

Scrivi alla Polvere

"Pezzi di vetro, cristalli della mia memoria.
Calpesto l'asfalto, ricoperto da quella polvere di stella
trasparente che risplende sotto i raggi della luna.
Tutto è immobile, neppure c'è vento.
E ho in mente le cose che non cambiano mai.
I circoli viziosi,
i vuoti emozionali.
Le angosce.
La sera, mi mancano le tue parole,
i tuoi silenzi.
Mi manca non aver capito che tu,
nel tuo startene a un lato della stanza,
eri l'unico a cogliere quel che davvero accadeva
proprio al centro.
Mi manca il bene che mi volevi,
eri uno dei pochi a volermene un po'.
Calpesto l'asfalto. E un crepitio mi sveglia.
Mi siedo.
E piango."

Alle otto, mando questo messaggio sul telefono di mio padre,
dopo che i miei amici mi hanno mollata. Come sempre.
Mi faccio pena da sola.

giovedì 28 febbraio 2013

CrisiNera

L'altro giorno riflettevo con altre volontarie
sul fatto che ciascuna di noi,
anche se non dovrebbe,
un bambino "preferito" ce l'ha.
Anzi, forse più d'uno, visto che è raro ritrovare le stesse facce
da una settimana all'altra (per fortuna).
Io ne ricordo tre, in particolare.
Uno è Dany.
Il bambino con gli occhi chiari.
Poi c'è Matilda,
la prima in assoluto che feci giocare,
e che mi diede la forza di continuare quella
che ritenevo un'attività per me troppo difficile,
per la quale mi sentivo profondamente inadeguata.
Ma i suoi sorrisi, così dolci e spontanei, mi hanno aiutata.
Forse non saprà mai, che mi ha salvata.
Salvata dal dolore dell'ennesima prova della mia incapacità.
E poi c'è A., che non rideva quasi mai,
ma che mi diceva sempre "Sei Simpatica",
lasciandomi sempre senza parole.
Lei forse mi mancherà più di tutti.
Mi mancherà, perché probabilmente all'ospedale non ci incroceremo più.

Soprattutto, perché oggi ho avuto gli orari dell'università,
e ho scoperto di non avere un briciolo di tempo per
il volontariato.
Lo avrei se decidessi fin da ora di restare indietro con gli esami.
Ma non me lo posso permettere.
E quindi anche quella mia unica "porta di felicità" si chiude.

Mi rifugio nel cibo, in tanto cibo.
E mi sento di nuovo orrenda, come non accadeva da un po'.

Mi chiudo in casa, perché non voglio dover incontrare le mie amiche
e confrontarmi con le loro giornate, le loro vite piene.
Mentre io, sono sempre vuota, sono sempre "senza".
Senza un padre, senza divertimenti, senza speranza.

L'unica cosa che mi solleva,
strano a dirsi,
è il mio libro di Psicopatologia,
a cui dedico le mie giornate.
Ho poche speranze di riuscire davvero a fare QUEL lavoro,
o uno simile. E non ci credo.
Mi dicono tutti che con una media così,
se non ce la faccio io, chi potrebbe?

Ma alla fine, io non ce la faccio mai.

Volevo ringraziarvi per le belle cose che scrivete sempre.
Non so come facciate a seguire questo blog.
A volte trovo le mie stesse parole prive di senso.

domenica 24 febbraio 2013

Notizie a Caso

Rimettere a posto la propria stanza,
è un po' come rimettere a posto dentro la propria testa.
Ieri ci siamo disfatte della maggior parte dei vestiti di mio padre.
Dopo mi sono dedicata alla mia camera.
Svuotando i cassetti,
mi sentivo più leggera.
Sono stanca delle cose.
Mi opprimono.
Sono ovunque,
si ammassano,
si riempiono di polvere.
Come i pensieri,
che ristagnano,
che ormai hanno assunto 
il colore della fuliggine.

Sotto all'armadio dei miei genitori,
abbiamo ritrovato l'attrezzatura che mio padre
usava per sviluppare le fotografie in bianco e nero.
E mi è venuta ancora più voglia di imparare.
Sono sempre stata un'appassionata di fotografie,
recentemente ho comprato un volume che dovrebbe
spiegarmi qualcosa in proposito.
Mio padre non ha fatto in tempo ad insegnarmi la stampa.
Giorni prima che morisse, avevamo deciso che mi avrebbe
dato qualche lezione sull'uso della macchina analogica.
Ma era sempre troppo stanco, o io avevo da fare,
e alla fine,
non se n'è fatto nulla.

Ieri sera sono rimasta a casa,
come venerdì.
Non voglio vedere nessuno.
Non voglio sentir parlare dei piccoli
drammi da universitari degli altri,
dei ragazzi,
dei concerti.
E' come se volessi parlare di ciò che ho,
ma alla fine non sapessi cosa dire.
E l'unica soluzione è rimanere a casa,
sola. A piangere.
Credo sia stato un piccolo crollo
dovuto alle emozioni della giornata.

Ho ricominciato a studiare,
e finalmente dopo 3 esami orrendi
sembra esserci qualcosa di interessante da fare.


Vi interesserebbe se scrivessi qualcosa sulla fotografia
o su quello che sto studiando (psicopatologia infantile)?
Questo post è decisamente sottotono,
e vorrei aggiornare al più presto con qualcosa di positivo.

martedì 19 febbraio 2013

Cose di cui non vi parlo.

Ieri ho conosciuto Dany.
Adesso vive in una piccola stanza.
Non può uscire, ma forse non lo sa.
Rimane sempre su quel letto,
e riesce comunque a fare un sacco di rumore.
Parla, ma non dice niente.
Ogni tanto mi fissa, e fa qualche smorfia.
Ha le difese immunitarie basse.
Si ammala sempre,
e non può andare all'asilo.
Per questo è un po' indietro,
dice sua madre, quasi ci fosse bisogno di una giustificazione.
Dany, stupito dai colori dei pezzi, stinge tra le mani
le costruzioni di legno, che ho portato per lui.
Ridiamo, io e la sua mamma, quando lui si alza in piedi,
traballante, reggendosi alla sbarra del letto, ed io lo tengo,
per paura che cada, come qui giochi che ha appena gettato
rumorosamente a terra.

Dany ha 22 mesi, e riesce ad essere buonissimo.
Anche rovesciandosi addosso i barattoli di costruzioni.
Guardarlo fa uno strano effetto.
Ogni volta che entro in una di quelle stanze,
mi sorprendo sempre di qualcosa.
Solitamente rimango spiazzata dal loro modo
di guardare il mondo.

Dany ha gli occhi chiari.
Così chiari che posso vedere le forme
che cadono a terra
riflettersi in essi come in uno specchio d'acqua.

"Crea e poi distrugge"
Scherzo, mentre lui mi afferra la mano.


Vado a fare volontariato all'ospedale dei bambini
della mia città da quasi 5 mesi.
E' una di quelle cose di cui non vi parlo,
ma che mi rendono felice.
Spero vi faccia piacere leggere questo post.

venerdì 15 febbraio 2013

Aggrapparsi (ovvero "Cercasi Parere")

Non riuscivo a sopportare la vista dell'ultimo post,
e ho deciso di aggiornare senza niente di preciso da dire.
Oggi forse mi sento meglio, anche se è presto per dirlo.
Di solito la mattina, tendo ad essere più positiva.
Ma alla fine mi deludo sempre.
Sono stanca di rimandare le decisioni,
ma non mi sento di darmi obiettivi.
E' come se le imposizioni mi portassero continuamente a fallire.
Non reggo il peso dei miei stessi desideri,
e mi perdo tra le promesse che mi faccio e che non mantengo.

Forse se riuscissi a vivere alla giornata sarebbe meglio.
Ma il punto è che se non guardo a nessuna meta,
ho la sensazione di non riuscire a mettere in moto la macchina
della volontà.

Ieri rileggevo vecchi post.
Mi sono resa conto di non aver mai parlato di me al di fuori della malattia,
se non in qualche rara occasione (come qui, quando sono tornata da NY),
ma mai in modo soddisfacente.
E' un po' come se dicessi di voler smettere di essere malata,
per poi circondarmi di parole che mi ricordano che sono destinata ad essere infelice.

Vorrei tanto riuscire a farmi conoscere da voi
per quella che sono, completamente, e non solo per i miei lati peggiori.

Credete sia una buona idea,
far parlare il blog anche delle cose buone?
Perché se ci penso, temo di pretendere troppo da me,
temo che andrà male, temo che a nessuno interesserà,
e che finirò di nuovo per ritenermi poco interessante al di fuori dell'anoressia
(cosa che già tendo a pensare, recentemente).
Scusate la lunghezza, so che da me vi aspettate versi brevi, avvelenati e scostanti.

giovedì 14 febbraio 2013

Sospesa

Mi muovo di continuo, ma a vuoto.

Tutto ciò che faccio,
è un modo come un altro per vedere le ore passare.

Adesso aspetto. Aspetto.
Aspetto ancora.

L'arrivo del manuale di fotografia che ho ordinato.
{LUI ha lasciato qui due macchine fotografiche bellissime. Me le devo meritare.}
La voglia di scrivere.
La voglia di uscire.

Aspetto. Con tutte le migliori intenzioni.
Aspetto il pranzo, la cena.
Aspetto di poter piangere da sola.
Aspetto di essere capita.
Aspetto.
Prima o poi, mi dico, cambierà qualcosa.
Prima o poi, mi dico.
E poi 
ripenso a tutto quello che non faccio accadere.
Alle occasioni perse.
Io non vivo, io occupo il tempo.
Io non mi muovo, io spreco energie.

domenica 10 febbraio 2013

Random Words

E mi chiedo se quando è morto sapeva
che Hellie era più di un disordine.

Non una bellezza sconvolgente, niente di speciale.
Allo specchio, distogliendo lo sguardo dal corpo,
osservo a lungo il mio viso.

Accettarmi.
Difficile.
Eppure, ogni volta che mi trucco,
che per qualche ragione mi soffermo
ed accarezzo con lo sguardo
le mie guance, mi rendo conto
di quanto sia bello
non avere più ferite aperte,
aver perso gli spigoli, le incavature.
E' come se sentissi di essere di nuovo una persona.
E mi piace essere una persona.
Io voglio essere una persona, più di ogni altra cosa.
Le labbra incurvate accennano qualche smorfia.
Le dipingo di rosso.
Mi dico, "Finalmente sei diversa"

E mi chiedo se quando è morto sapeva            
che Hellie era più di un disordine.
Ma non cambio.
E poi scappo, come scappo sempre.
Scappo piangendo, nella mia mente.
Scappo piangendo da lui.
Lo cerco.

Non vi stancate mai di tutto questo dolore?

venerdì 8 febbraio 2013

Anoressica Depressa.

Ultima visita dalla psicoterapeuta, nuova diagnosi.
Stavolta sono "depressa".
Depressa come non lo ero mai stata.
Con la storia di mio padre*, ciò che mi sta accadendo è banale.
Quando un'etichetta nuova si aggiunge alla mia collezione,
mi piace provare a sentire dove si trova sul corpo.
E' come se ogni demone si rintanasse in una certa area di me,
ed io dedicassi tempo a scovarlo.
Un eterno nascondino,
un'eterna ricerca di me, attraverso loro.

E questa volta, so che la malinconia si è annidata nel petto, sulla sinistra.

Con la sua coda avvolge il mio collo, il mio braccio.
Mi scava dentro con i denti,
si affanna, vuole svuotarmi tutta.
Se potessi vedere dentro al mio corpo,
troverei un'ombra inconsistente e scura appena sotto la pelle,
che lentamente striscia.
Al suo passaggio, inquina i miei sospiri
di un liquido denso e color petrolio.

Non ho più voglia di fare niente.
Sono perennemente "senza".
Mi manca sempre qualcosa.
E so cos'è.
Ma non può tornare.
Non può tornare.

*Nota: sotto la parola "padre",
evidenziata in questo post, si nasconde un link.
Vorrei tanto che lo visitaste.
Grazie.*

mercoledì 6 febbraio 2013

untitled oo1

La casa, da quando non ci sei più, è stranamente silenziosa.
E quando la porta si apre alla sera, penso sempre sia tu che hai fatto tardi a lavoro,
Che ti lamenti per il traffico che non scorre abbastanza veloce
da quando non puoi più guidare il motorino.
Leggo qualcosa, emi vien voglia di venire a raccontartelo.
Tutto quello che mi succede,
credo che forse lo capiresti.

Le domande che ho da fare,
restano sospese a mezz'aria.
E' come se ancora non avessi realizzato che non tornerai.
Pensavo che avresti superato ogni cosa.

L'ho creduto fino a che mia madre non è venuta a svegliarmi.
E così ti ho visto immobile,
pareva proprio che dormissi.

A volte credo di sentirti.
Come un'energia che si muove, appena fuori di me.
Ti ritrovo nelle fotografie, nei vecchi filmati,
nei ricordi che gelosamente custodisco,
di cui non faccio parola.
E penso che forse, eri troppo bello per restare.

lunedì 14 gennaio 2013

Restart

o4/o1/2o13

"Malboro,
un quaderno semivuoto, i Rayban a goccia.
De André, Gaber, Schulz.
Il bene che mi voleva.
Le guerre combattute,
l'amaro in bocca, il desiderio di vita.
Le battute scontate, le risate insieme.
Tutte le fotografie scattate.
Artigianato, Meccanica, Responsabilità.
Voglia di capire, di fare, di imparare.
Questo era mio padre"

Se n'è andato in silenzio, la notte.
Era un momento che attendevo da un mese,
ma è stata comunque una strana sorpresa.

E adesso siamo sole,
io e mia madre.
Tra milioni di cose di cui non ci siamo mai occupate,
e la mia paura per il rapporto che potrebbe non funzionare.
Adesso cerco di studiare per gli esami,
e a modo mio, vado avanti.
Mi mancate, anche se forse io non manco a voi.



domenica 11 novembre 2012

C'è che Hellie non scrive più.


Mi volete felice?
Volete darmi un buon consiglio?
Volete dimostrarmi che ci siete,
per poi sparire al momento opportuno?
Mi volete felice?
Avrei voglia di non aggiornare più il blog.
Avrei voglia di perdermi e scomparire.
Avrei voglia di piangere.

Non so come uscire da questo stallo.
E sono stanca.
Stanca perché le altre prima o poi ce la fanno,
ma io non ce la faccio mai.

Ed oggi c'è che Hellie è in trappola.
C'è che nessuno la vuole ascoltare.
C'è che lei per prima non ne può più di chiedere aiuto.
C'è che forse non è abbastanza brava,
e che nemmeno questo sa fare.

Mio padre intanto peggiora.
Ma sono tutti troppo felici per potersi fermare.
Intanto vado in pezzi.
Ma neppure a me importa.


venerdì 28 settembre 2012

VentottoSettembre

Ieri sera sono tornata in Italia.
Volevo ringraziarvi per i vostri incoraggiamenti,
e dirvi che è andato tutto bene.
Penso che presto farò un post in proposito, ma ancora sono troppo
frastornata e stanca.
Sono felice di aver fatto questo viaggio,
di aver superato le difficoltà connesse allo stare da sola
in una città sconosciuta.
Credo di aver superato molte delle mie paure più grandi.



L'aereo non mi preoccupa più.
Col cibo ho fatto del mio meglio.
E credo di aver acquistato una buona dose di sicurezza.
Mi sento più indipendente, più felice.




Mi sono arrangiata.
Ho fatto cose che non credevo di poter fare.

Ho voglia di crescere.
Un po', forse, sono GIA' CRESCIUTA.